La Giustizia nell'Alto Garda
 
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          GIUSEPPE DI GIOVINE

Zanardelli
Ventesimo anniversario della inaugurazione del Palazzo di Giustizia di Salò

Giuseppe Di Giovine
Discorso commemorativo del ventesimo anniversario della inaugurazione del Palazzo di Giustizia di Salò

Inizio sottolineando quanto sia felice la scelta del titolo  della Manifestazione:
I PRIMI VENT’ANNI DEL NUOVO PALAZZO DI GIUSTIZIA DI SALO’ “ 

I vent’anni nella nuova sede iniziarono con un atto che ho piacere di ricordare , il giuramento di un giovane procuratore legale, nominato Vice Pretore dal C.S.M.: quel magistrato è il nostro Sindaco, avvocato Gianpiero Cipani.

Negli Stati Uniti, il cursus honorum di Giudice di Contea e due elezioni a Sindaco, offre buone chances per la Camera dei Rappresentanti o per il Senato.

Qui mi fermo, perché è fin troppo chiaro il mio affettuoso augurio al Sindaco di Salò che, tra i tanti meriti, ha quello di avere affrontato proprio un anno fa, e così efficacemente, l’emergenza sismica.

Venti anni tra due secoli e venti anni di grandi cambiamenti, quali non erano accaduti nella giustizia durante sessant’anni, dagli anni ’40, il periodo  da cui proviene la legge  24 aprile 1941, n. 392 “sui locali e mobili degli Uffici Giudiziari”, con la quale lo Stato addossa ai Comuni, sedi di strutture giudiziarie, le relative spese, ma partecipa agli oneri con un contributo.

Insomma, un meccanismo intricato nel quale dagli anni ’70 entrò in campo l’iniziativa diretta del Ministero, che all’inizio si limitava ai mobili costruiti negli stabilimenti penitenziari, per passare agli armadi metallici color sabbia che arrivavano, non richiesti, da stabilimenti di Avellino e dintorni.

Con la legge 392 del 1941, felicemente regnante, la costruzione e l’arredamento degli uffici giudiziari richiedono sintonia ed eguale impegno di tutti i soggetti protagonisti : l’ Ufficio giudiziario, l’Ente locale ed il Ministero; infatti, è sufficiente che una sola delle componenti non tenga il passo con le altre e si ferma tutto.

Il motore è comunque l’Ufficio giudiziario e lo abbiamo visto con l’arrivo del Presidente Roberto Mazzoncini e con l’impulso determinante che sta dando al completamento di una delle più grandi strutture giudiziarie, il Palazzo di Giustizia di Brescia.

Vent’anni che hanno visto differenti e più complicati  sistemi processuali,  così che diventa impossibile una comparazione con il 1985, mentre è certo che oggi si chiede molto e sempre di più ai giudici ed agli avvocati. E, proprio da avvocato, sono lieto di evidenziare, a Salò, la importante tradizione di contributi giuridici  nelle materie molto difficili, tipiche della Riviera del Garda, della Valsabbia e della Valtenesi, come il governo del territorio, l’ambiente ed i beni culturali.

Concluderò con un breve ricordo di un momento cruciale della realizzazione del Palazzo di Giustizia di Salò.
In realtà, vi fu un primo progetto, corrispondente alle dimensioni della pretura dell’epoca, quella del secondo piano di Palazzo Arsenale; con la spesa calibrata sulle disponibilità delle leggi di finanziamento.

Tutto era pronto per l’invio del progetto al Ministero, quando sorse il dubbio sulla adeguatezza, soprattutto rispetto al futuro, delle dimensioni dell’edificio e ciò era avvalorato dalla esperienza della caserma dei Carabinieri degli anni ’60, risultata quasi subito insufficiente.
Fu così che i due pretori ed il sindaco Riccardo Marchioro decisero per un progetto che raddoppiava la volumetria dell’opera pubblica, aggiungeva una seconda aula e ridisegnava gli uffici; seguì la fortunata coincidenza di una imprevista, maggiore disponibilità di fondi presso il Ministero e Salò ebbe questo Palazzo di Giustizia, che ha assorbito l’impatto delle varie riforme e, dopo qualche tempo è diventato anche la sede per i Giudici di Pace.

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