La rubrica è dedicata alla storia giudiziaria ed intende raccogliere contributi di esperienze
e descrizioni di realtà destinate altrimenti
all’oblio, con particolare attenzione
alla giurisprudenza sui reati e le
pene non più in vigore
La Pretura di Palazzo Arsenale nel periodo bellico
La storia delle istituzioni giudiziarie salodiane è di grande interesse ed il periodo “giudiziario” di Palazzo Arsenale merita attenzione, sotto diversi profili, dagli eccezionali avvenimenti di guerra e dai fenomeni di grandi cambiamenti che rappresentano lo scenario dell’attività dei pretori dell’Arsenale, all’emergere della figura del pretore - pubblico ministero, preludio di un’evoluzione degli equilibri tra i poteri dello Stato che ha visto affermarsi sempre di più il ruolo dei procuratori della Repubblica.
Palazzo Arsenale, con il giardino dominato da un grandioso cipresso scomparso nel 1959 e dalla gigantesca magnolia salvata da un incendio nel 1965....
........esercitò attrazione sui magistrati e sui funzionari, come è dimostrato da uno scarso turn over specie fra i magistrati che peraltro ebbero abitazione di servizio nel palazzo dal periodo bellico al 1957.
Fra i pretori, toccò ad Aurelio Di Giovanna, con la sua ininterrotta presenza dal 1943 al 1953, esercitare la giurisdizione nel nome di tutte le entità statuali che si avvicendarono proprio in quel periodo, realizzando una sorta di eccezionale ed ineguagliabile primato.
Le sentenze dell'epoca, custodite nell’archivio dell’attuale sezione distaccata di Salò del Tribunale di Brescia riflettono, nelle loro intestazioni, i mutamenti di sovranità affrontati dal pretore Di Giovanna, nella giuridizione penale ed in quella civile.
Così, nel 1943 le sentenze pronunciate all’udienza del 14 ottobre 1943 (remissioni di querele per percosse ed ingiurie) recano la superata intestazione a stampa, sormontata da stemma sabaudo e fasci littori, “In nome di S.M. Vittorio Emanuele III per Grazia di Dio e per Volontà della Nazione Re d’Italia e d’Albania, Imperatore d’Etiopia” .
Pochi giorni dopo, nella successiva udienza del 21 ottobre 1943 appare “In nome della Legge” nella intestazione di una sentenza per remissione di querela per lesioni lievissime.
Tale dicitura, voluta della Repubblica Sociale Italiana, appare fino alle sentenze dell’8 maggio 1945 , per essere sostituita poi da quella della Liberazione : “Umberto di Savoia, Principe di Piemonte, Luogotenente Generale del Regno”. Un particolare curioso presenta la sentenza di non doversi procedere contro ignoti del 28 marzo 1946, intestata: “In nome di Umberto di Savoia Principe di Piemonte Luogotenente Generale del Regno”: il documento è redatto su carta mod.110 “Nazionale” della “Agenzia Stefani Fondata nel 1853 - Roma - Via Propaganda n.27; si trattava evidentemente dell’utilizzo di fogli residui dell’attività dell’agenzia che aveva operato a Salò durante il periodo della R.S.I.
Nel breve periodo di Umberto, re di maggio, la giurisdizione penale è esercitata “In nome di UMBERTO II° DI SAVOIA” oppure “In Nome di S.M. Umberto II° Re d’Italia” e ciò nella stessa udienza del 10 giugno 1946.
La intestazione della Repubblica democratica “In nome del popolo italiano” appare con l’udienza del 21 giugno 1946 con una sentenza per il furto, in abitazione, di un anello del valore di tremila lire.