La Giustizia nell'Alto Garda
 
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Pagine curate da:
          GIUSEPPE DI GIOVINE

Zanardelli
La rubrica è dedicata alla storia giudiziaria ed intende raccogliere contributi di esperienze
e descrizioni di realtà destinate altrimenti
all’oblio, con particolare attenzione
alla giurisprudenza sui reati e le
pene non più in vigore. 
Vestone: Una carrozza per il Sig. Pretore di Bagolino
Il vetturale si fregò le mani:
"Sette viaggiatori da Sabbio a Nozza, stasera mi posso proprio permettere un bicchiere al Gambero" disse soddisfatto.
Mise tra le ginocchia le briglie, trasse dal taschino un taccuino tutto spiegazzato, un mozzicone di lapis copiativo e lasciando che la cavalla lo portasse si mise a far di conto.

Con un gesto improvviso del gomito si assicurò che i soldi fossero al loro posto, dentro la tasca interna del giubbotto.
Si sistemò meglio il mantello sulle spalle e riprese le redini in mano.

La carrozza acquistò l'andatura normale e il tenente dei carabinieri, unico passeggero rimasto, chiuse il libro e si preparò per l'arrivo.
Così arrivarono a Vestone che era ancora chiaro.
Scaricò l'Ufficiale davanti alla Tenenza e proseguì per la piazza.
Era soddisfatto. Un buon incasso, la Marta sarebbe stata contenta e la giornata non era ancora finita.
Il Guglielmo e l'Antonio visto che la pioggia non diminuiva cessarono di raccattare i coppi della casa del Fausto e scesero in piazza. Era un giorno feriale, ma la pioggia fitta e insistente aveva bloccato i lavori.
Era così che si trovava davanti al fuoco dell'osteria. Si giocava a tresette, a dama e si passava il resto della giornata senza pensare a come sarebbe stato il domani.
Anche il Mario, finito di spaccare la legna della Signora Maestra, intascò il compenso e scese in piazza. Il Guglielmo e l'Antonio vedendolo gli fecero posto accanto al fuoco.
Mentre quella pioggerella si infrangeva sui ciottoli della strada, contro i vetri delle finestre, arrivò Gino il vetturale. Sistemò la carrozza davanti alla fontana in modo che la cavalla potesse abbeverarsi da sola. Una donna con il secchio e gli stracci brontolò.
Gino si voltò appena e proseguì verso il Gambero.
Non sarebbero certo state le lamentele di una donna a rovinargli l'ottimo umore del momento. Aprì la porta e si diresse in modo spedito verso il fuoco, prese una sedia e la voltò con lo schienale davanti e si sedette.
Si buttò il mantello all'indietro e dal taschino prese una mezza sigaretta che accese con un tizzone del fuoco, aspirò due boccate e solo allora, soddisfatto, ordinò da bere e salutò gli amici.
L'oste gli portò il quarto, il Gino mise la sigaretta sulla pietra del fuoco e si versò tre dita nel bicchiere.
L'Antonio, il Guglielmo e il Mario al tavolo d'angolo, sotto la finestra dove si poteva vedere l'entrata, giocavano stancamente a tresette, avevano in qualche modo guadagnato la giornata e il punteggio non li interessava.
Anche se dovevano pagare, i soldi li avevano e non si fecero pregare quando il Battista disse loro: "Andiamo, andiamo che anche oggi ci assicuriamo il nostro divertimento quotidiano".
Si trovarono così sotto il portico del Comune in attesa della trovata del Battista.
Dentro al Gambero, il Gino aveva assaporato il primo sorso e soddisfatto guardava la fiamma del fuoco, ma vedeva le lire che riposavano nella tasca interna del giubbotto.
Fuori finalmente il Battista li prese sottobraccio e soddisfacendo la loro curiosità disse:
"Ora andiamo dal Carlo e ci facciamo prestare il manichino, capito?".
Nessuno aveva capito niente, ma stavano al gioco per rompere una grigia giornata piovosa.
Il Battista si interruppe un attimo, pregustò lo scherzo con una fregata di amni e continuò: "Ci facciamo prestare il manichino … in testa gli mettiamo il cappello del Guglielmo, il mio mantello e mandiamo dentro il primo ragazzino che incontriamo a dire al Gino che fuori c'è il pretore che deve essere a Bagolino per le otto".
Ora ridevano in quattro.
Arrivarono dal sarto, che non ebbe problemi ad aiutarli. Dopo pochi minuti il manichino vestito, sistemato ben bene, sembrava un cristiano dentro la carrozza.
Passò dalla piazza un ragazzino. Il Battista lo vide e gli si avvicinò: "Ciao! Sei il figlio del Luigi?". "Si signore". "Potresti farmi un piacere?, conosci Gino il vetturale?" "Si signor Battista". "Io ho fretta, ho clienti su al negozio che mi aspettano, potresti andare al Gambero a riferirgli che sulla carrozza c'è il Signor Pretore che vuole essere portato a Bagolino, ma raccomandagli che è nuovo del posto e non parla molto".
Il Gino aveva finito di bere il quartino e cominciava ad asciugarsi il mantello quando entrò il ragazzino e timidamente gli chiese se era il padrone della carrozza. Gli rispose con un grande sorriso di chi è soddisfatto ed orgoglioso del proprio mestiere e della sua bella carrozza.
"Signore", cominciò il ragazzetto, "Fuori sulla sua carrozza c'è il nuovo pretore che vuole essere portato a Bagolino per le otto. E' nuovo del posto e non parla molto".
La giornata stava finendo veramente bene. Un viaggiatore a Bagolino erano altre due lire e anche se si fosse fermato a bere un bicchiere a destinazione, la Marta non avrebbe avuto niente da dire.
Così pensava Gino, mentre si incamminava verso la carrozza.
Si sistemò il mantello, prese le redini e partì.

La pioggia continuava a scendere, fitta, fitta e il Gino vetturale da sempre, uscito dal paese si voltò verso il passeggero dicendo: "Gran brutta giornata Signor Pretore! Vero?

Un giorno da stare in casa vicino al fuoco, con le castagne in padella" e non ricevendo risposto alcuna pensò alle parole del ragazzino, "Non parla molto, è nuovo del posto" e proseguì.

Incitò la cavalla prima della saluta di Lavenone e pensò che una volta arrivato a Bagolino con quel tempo si sarebbe meritato un buon vin brulé.
Quasi in cima alla salita, improvvisamente, trovò dietro una curva la strada bloccata da un tronco e frenò bruscamente.
Il Pretore cadde in avanti, il cappello rotolò sul fondo della carrozza e il mantello non diede più segno di vita.
Guardò la scena ... una, due, tre volte, incredulo guardò la quarta volta e riconobbe il manichino del Carlo.
Fermò la cavalla, raddrizzò il Signor Pretore, voltò e disse addio alle due lire, ma seppur arrabbiato bofonchiò un sorriso che divento presto una risata.
Durante il viaggio di ritorno pensò molte volte di tornare a casa e non dire niente a nessuno. Invece arrivò in paese, scaricò il Signor Pretore davanti alla bottega del sarto e proseguì fino alla fontana ed entrò al Gambero.
La sua entrata fermò le parole in bocca, i sorrisi, i bicchieri a mezz'aria degli avventori, che già da tempo raccontavano di un vetturale che in una giornata di pioggia aveva portato a Bagolino un giovane Pretore che nuovo del posto non parlava molto.
Proseguì fra quelle occhiate che volevano guardare senza farsi vedere e riuscì a darsi un certo contegno indifferente, pulendosi il mantello da una macchia inesistente.
Con un gesto improvviso del gomito, toccò la tasca interna.
I soldi c'erano.
Disse all'oste:
"Un quarto di quello buono".
Si sedette sulla prima sedia a portata di mano rivolgendo tutta la sua attenzione alla confezione di una sigaretta che mai gli era riuscita così male. Recuperò il tabacco, buttò via la cartina ed estraendone una nuova ebbe cura di appoggiarne solo un piccolo lembo sul labbro inferiore evitando di bagnarne una buona metà. Si trovava così, con la cartina appoggiata sul labbro inferiore con la mano piena di tabacco quando l'Antonio gli chiese del fuoco, senza parlare, ma indicandogli la sigaretta spenta fra le dita.
Fu solamente quando la sigaretta fu accesa ed il fumo aveva steso una generosa cortina fra i due volti che l'Antonio parlò:
"Gran brutta giornata oggi, da dove vieni Gino?"
Il vetturale alzò le spalle e avvicinandosi al fuoco rispose:
"Dalla Capparola".
L'indomani, certamente, qualcuno avrebbe detto di averlo visto ad una certa ora sulla salita di Lavenone indaffarato a rimettere in piedi un giovane Pretore.
Ma non si preoccupò.
Si era ripreso a parlare, a giocare.
I pugni si abbattevano fortemente sul tavolo per bussare al compagno di gioco.
Entrò il messo comunale. Cercò del Gino e trovatolo gli si avvicinò per essere sentito meglio dicendogli:
"Fuori c'è il nuovo Pretore che deve andare a Bagolino!"
Il Gino lo squadrò, lo guardò, bevve un sorso, rise.
"Domani mattina, domani mattina presto, il Signor Pretore sarà a Bagolino. Stasera piove. Fa freddo. La pioggia schiaffeggia il viso. La Marta, mia moglie, mi aspetta e tutti vorrebbero ridere dopo che me ne sono andato, ma l'ultimo ad andarmene sarò io.
Oste, vin brulè anche per quelli che cappello e mantello non hanno più".
Finalmente sentì il sapore del vino, l'aroma della sigaretta, le chiacchiere della gente.
Si levò il mantello e fece il quarto giocatore al tavolo del Guglielmo, dell'Antonio e del Mario.
Il Gino ebbe buone carte.
Una napola a denari che bussò con un forte pugno sul tavolo.
L'atmosfera era tornata normale, si parlava, si beveva, si giocava.
Il Mario sorrise soddisfatto alla bussata del Gino e il Guglielmo disse:
"Che bella bussata. Forte. Secca. Come quella che si sente in tribunale, si vede che il Gino ha avuto a che fare con i Signori Pretori!".
Si guardarono, dagli altri tavoli qualcuno si voltò sentendo l'ultima frase del Guglielmo, per un solo attimo tutto si fermò, poi tutti risero.
Risero forte.

Giuliano Leali

Per gentile concessione dell'autore, Rag. Giuliano Leali. Il capitolo è tratto dal libro "Non c'era una volta ... Quando la gente viveva sotto il campanile ... " Vestone, 1980.
Il testo con Illustrazioni di Giovanni Tabarelli, è reperibile presso le biblioteche Comunali.

 

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