L'opera prima dell'edicolante «Spiccioli di prosa»

Donato CASTELLINI
tratteggia alcuni ritratti di persone che ha conosciuto

SALÒ.
Donato CASTELLINI è uno degli edicolanti di Salò (il suo punto-vendita è nel villaggio S. Giuseppe), con la passione per la scrittura, finora tenuta nascosta, e sconosciuta ai più. Adesso l'esordio, col volumetto «Spiccioli di prosa», edito da Magalini.

In vendita nelle edicole e nelle librerie
dell'Alto Garda Bresciano
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CASTELLINI tratteggia alcuni ritratti di persone che ha conosciuto. C'è, ad esempio, Emilio Mariano, che, al Vittoriale, ha custodito per anni l'anima di Gabriele D'Annunzio.

Il professore è «sempre riflessivo, attento al particolare, preoccupato di esprimere i concetti nel dovuto modo e con le parole più consone e appropriate».
Giuseppe Recher, insegnante di scuola media (entrava in classe con un nodoso bastone di legno o una robusta canna di bambù), poi amministratore dell'ospedale locale, conosciuto nel '56. «Via via, di lezione in lezione, di scappellotto in scappellotto – ricorda Donato - ottenni la promozione.

Recher era fatto così: grandi esplosioni di affetto e, al caso, perentori rimbrotti, utili a entrambi: lui manteneva la sua autorità, e io il dovuto rispetto».
Il poeta milanese Lieo Grassi, bresciano di adozione, è «uomo di educazione superiore, sensibilissimo, a volte troppo schivo, ma sempre disposto al dialogo. Era amico di pittori, e a loro dedicò le sue rime.

Chi conosce Ottorino Garosio, ritrova e rivede nelle poesie di Grassi i colori, le figure, gli spazi descritti nelle tele».
Pasquale Xodo, di Roè Volciano, è uno scultore che ricava le sue opere da «legname di demolizione, vecchio se non antico», in grado di dare «netta sensazione di possanza». Luciano Cottini, di Calvisano, dipinge «con toni delicati. È cordiale e affabile, ma chiuso e geloso della sua arte». Accomiatandosi dopo un secondo incontro, CASTELLINI prova «un senso di pudore e di nostalgia.

Una sensazione forte, la stessa che puoi avvertire a contatti con i monaci Camaldolesi, o comunque con uomini molto soli».
Ugo Fasani aveva imparato il mestiere di pittore dal padre, decoratore, che gli diede le prime nozioni, e cominciò a portarlo fin da piccolo nelle chiese di Brescia città, per apprendere sul campo. «Fasani mi rivela della sua conversione, lui bestemmiatore e peccatore incallito – scrive Donato -. A fissarlo negli occhi stenti a credere sia stato un birbante: azzurri, nitidi, indagatori se vuoi, ma pur sempre limpidi e sinceri».

Pigi Zane propone un paesaggio «a volte eccessivamente fotografico, ma col fascino per gli accostamenti di luce. E scopri la ricerca del particolare messo a nudo, per gli effetti quasi irreali e i coraggiosi contrasti di tonalità».

Di Rino Regosa «ho visto una ventina di tele rimaste in famiglia, quasi tutti paesaggi, eccetto uno: un mazzo di fiori bianchi, che parevano colti e messi lì a incantare l'occhio e a rallegrare il cuore».
Pagine agili, ricordi in punta di penna.

Gli «Spiccioli di prosa» sono chiusi dalla cronaca di alcune adunate alpine e dalla parole buone in memoria di Giandolfo Carzeri.
di Sergio Zanca.           da: BresciaOggi 20 Ottobre 2005

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